Invisible.

Cios. Italia. 1993. Cinema, fotografia, libri e Beatles. Accademia di belle arti. OUT!
TREDUEUNOTURBEINSVILUPPO
"Ogni volta che vedo una gnocca penso a come sarebbe se me lo prendesse in bocca."
https://www.youtube.com/watch?v=aCHyGkypWFc
Stasera va così, mi concedo a Fabri Fibra.
Oggi giornata impegnativa in quel di Rennes: sveglia 07:30. 09:00 operative sul posto.Si perché oggi è il secondo week end del mese, nel secondo week end del mese, lungo il canale Saint Martin di Rennes, c’è una delle cose più belle che l’essere umano abbia mai inventato: il mercatino dell’usato. Ora, per avere più chiaro in mente l’evento a cui abbiamo allegramente partecipato, prendere il mercatino vintage di Macerata, moltiplicatelo per 100, allungatelo lungo entrambe le rive del La Vilaine, e quando avrete bene in mente tutte le bancarelle vintage che potrebbero starci, moltiplicatelo per due. Ma penso che neanche così riuscirete a capire l’immensità di questo mercatino.
3800 stands di pura gioia dalle ore 8:00 alle ore 19:00 “du bric à brac, des vieux vêtements, CD, bibelots ou jouets”. Presa dalla smania di comprare (perché in questo mercatino LO POSSO FARE) ho speso massimo 5 euro. Ho comprato:- dei jeans levis a vita alta- una canottiera arancione- una canottiera rossa- una canottiera verde- un vestito a fiori- dei pantaloni rossi e arancioni frikkettone stile- un vestito nero- una macchina fotografica analogica- una statua di Buddha- un marsupio- un ciondolo di Ganesh- un ciondolo di Buddha- una salopette- un jeans a vita alta (si, un altro)- un jeans a vita alta corto- un paio di scarpe marroncine in tela con il rialzo in paglia (non sono brava con le descrizioni
In totale ho speso: 25 euro.Dio esiste e si è incarnato nei francesi.
(Aregà, il mac è figo ma il correttore automatico ha scassato tre quarti di cazzo) (era da un po’ che non usciva il camionista che è in me)
Signori, in un modo tres soddisfatto, vi saluto.A bientôt,Cecil

TREDUEUNOTURBEINSVILUPPO

"Ogni volta che vedo una gnocca penso a come sarebbe se me lo prendesse in bocca."

https://www.youtube.com/watch?v=aCHyGkypWFc

Stasera va così, mi concedo a Fabri Fibra.

Oggi giornata impegnativa in quel di Rennes: sveglia 07:30. 09:00 operative sul posto.
Si perché oggi è il secondo week end del mese, nel secondo week end del mese, lungo il canale Saint Martin di Rennes, c’è una delle cose più belle che l’essere umano abbia mai inventato: il mercatino dell’usato. 
Ora, per avere più chiaro in mente l’evento a cui abbiamo allegramente partecipato, prendere il mercatino vintage di Macerata, moltiplicatelo per 100, allungatelo lungo entrambe le rive del La Vilaine, e quando avrete bene in mente tutte le bancarelle vintage che potrebbero starci, moltiplicatelo per due. Ma penso che neanche così riuscirete a capire l’immensità di questo mercatino.

3800 stands di pura gioia dalle ore 8:00 alle ore 19:00 “du bric à brac, des vieux vêtements, CD, bibelots ou jouets”. 
Presa dalla smania di comprare (perché in questo mercatino LO POSSO FARE) ho speso massimo 5 euro. Ho comprato:
- dei jeans levis a vita alta
- una canottiera arancione
- una canottiera rossa
- una canottiera verde
- un vestito a fiori
- dei pantaloni rossi e arancioni frikkettone stile
- un vestito nero
- una macchina fotografica analogica
- una statua di Buddha
- un marsupio
- un ciondolo di Ganesh
- un ciondolo di Buddha
- una salopette
- un jeans a vita alta (si, un altro)
- un jeans a vita alta corto
- un paio di scarpe marroncine in tela con il rialzo in paglia (non sono brava con le descrizioni

In totale ho speso: 25 euro.
Dio esiste e si è incarnato nei francesi.

(Aregà, il mac è figo ma il correttore automatico ha scassato tre quarti di cazzo) (era da un po’ che non usciva il camionista che è in me)

Signori, in un modo tres soddisfatto, vi saluto.
bientôt,
Cecil

CAPITOLO#102: first university night.
La serata di ieri sera è stata incredibilmente strana. Non ricordo sinceramente a che punto della storia mi sono bloccata ieri, nel dubbio ricomincio dal principio.
Ieri era Giovedì sera e il Giovedì sera a Rennes c’è la serata universitaria. Avevamo pensato di uscire con Filippo, Paul, Jasmine e tutta l’allegra combriccola. Ma per una cosa o per l’altra non siamo riusciti a sentirci bene, dunque io e Sonia ci eravamo lasciate così: ci prendiamo comunque una birra in centro e torniamo a casa. 15 minuti dopo il congedo ricevo un messaggio che recita così: “AIUTO, una francese mi è entrata in camera, aiuto. M’ha chiesto se volevamo uscire con loro ma ho declinato l’offerta”. SONIA COSA FAI? Dopo varie discussioni abbiamo deciso di far finta di andarci a bere un thé in cucina per incontrare questi misteriosi francesi gentili. I soggetti in questione non erano proprio quello che mi aspettavo.- LEI (che chiameremo amichevolmente psycho killer): capelli rossi a caschetto, carnagione chiara costellata di lentiggini, occhi color ghiaccio con sguardo da maniaca stalker, fisico pienotto. Quando mi sono presentata non mi ha neanche detto il suo nome, tanto era impegnata ad osservarmi con gli occhi spalancati e un sorrisetto da pseudo paralisi facciale da farmi accapponare la pelle dalla paura. Sua madre è italiana e ha studiato 2 anni la nostra lingua con il risultato di non saper spiccicare una singola parola. Il suo outfit era ancora più inquietante della faccia: a parer mio indossava una busta dell’immondizia con una zip. In realtà aveva un vestito nero, lucido ma dello stesso materiale delle giacche a vento, molto stile cyber punk, con una zip che le attraversava verticalmente tutto il corpo. Al che mi sono immaginata questa ragazza che in discoteca, ubriaca come una pigna (le famose pigne ubriache, ancora questo modo di dire lo devo capire. Ma mi piace così tanto.), si apre la zip. NO, TI PREGO BASTA.LUI (che chiameremo amichevolmente faccia di plastica): un ragazzo molto socievole, alto, magro, conoscitore di francese e spagnolo ma non di inglese. La sua faccia è strana perché ha la testa più grande del corpo, un po’ come una Bratz, carnagione scuretti e faccia INCAVATA. Pareva scolpito nel pongo. Ad ogni modo parla troppo, troppo velocemente e troppo di università e lezioni da seguire.C’era anche un’altra presenza, una ragazza di colore molto graziosa che non ci si è cagata di pezza. Mi ha dato l’impressione di essere una di quelle cristiane bigotte che predicano bene e razzolano male. Quelle tipe magre da far impressione che vanno in giro perennemente con le ballerine e dei vestiti che non trasmettono niente se non tristezza e fede in Dio. Di quelle persone che proprio non ce la fanno a divertirsi.
Io e Sonia ci siamo solo guardate, dopo aver ascoltato i loro discorsi, dopo esserci sorbite i loro sguardi inquietanti. 
"Non ce la posso fare""Neanche io.""Propongo di andare a bere in centro""non voglio più una birra""E che vuoi?""Qualcosa di più forte. Un Negroni. Come si dirà Negroni in francese? Ma poi lo faranno il Negroni in Francia?"Siamo andate a cercare dei cocktail francesi. Il risultato è stato: i francesi bevono colo cocktail con quella cosa orrenda chiamata fragola. Sicché mi viene da vomitare anche solo pensandoci. Sono troppo raffinati anche con i cocktail, l’unico che avrei potuto bere si chiama Kir e gli ingredienti sono il vino bianco e la crema di ribes nero. Ma andiamo, LA CREMA DI RIBES NERO, ma che siamo alla corte di Re Sole? Io che sono per il cocktail TUTTE CUOSE (metti dentro quello che hai, basta che sia tutto alcolico)(Negroni ti amo per questo) mi posso ritrovare a bere il Kir? O il Sidecar (col cognac)? O il Cointreau fizz? No. Comunque si glielo siamo andati a dire ai tre dell’Ave Maria che non saremo stati con loro. E glielo avremmo detto, lo giuro! Se solo li avessimo trovati. Infatti, andando in cucina ci siamo scontrate con il secondo gruppo che ci ha chiesto di uscire con loro: due irlandesi."CHE FIGO! Gli irlandesi sono fantastici!""SIIIIIIIIIII. Gli irlandesi normali, perché gli irlandesi mignotte un po’ di meno"
Non riuscivo a capire che espressioni stessero facendo per quanto fondotinta, cipria, ombretto, matita, mascara, terra, phard, rossetto avevano. Sono comunque state molto simpatiche. Le abbiamo chiesto solo dove si poteva andare la sera e loro ci hanno offerto il vino (un rosé che proprio non calava) e la loro compagnia. “Se scendete sotto all’aula TV ci sono GLI ALTRI”. Ok, per ALTRI intendevano un branco di ragazze mezze nude con shorts e minigonne e capelli piastrati e carnagione troppo scura in volto rispetto al resto del corpo, che appena ci hanno viste ci hanno chiamate a loro. Inutile dire che mi sono sentita alquanto fuori luogo poiché ero troppo coperta, dato che l’unico lembo di pelle che avevo esposto all’aria aperta erano la faccia e le braccia. Si parla, si beve, si scappa. Con la scusa di una sigaretta ci siamo scollate anche le irlandesi allupate. E fu così che incontrammo il terzo gruppo di ragazzi. Fuori all’alloggio c’erano alcune persone e noi ci siamo messe da una parte a fumare una sigaretta e a finire quel vino imbevibile. Ad un certo punto, una ragazza bionda, con pantaloni larghi coloratissimi, una felpa che non c’entrava nulla né col colore né con la fantasia dei pantaloni, mille collane e una bottiglia di spumante in mano, ci chiama. Era Claudie, che quando l’abbiamo conosciuta era brilla e quando l’abbiamo congedata era completamente ubriaca. Ci ha ripetuto cinquecento volte che era andata a donare il sangue tre ore prima, dunque non aveva mangiato e aveva solo bevuto a stomaco vuoto e che se ci vogliamo fare una chiacchierata con lei un giorno possiamo bussare al 3° piano alla stanza numero 314. Affianco a lei c’era Ivone che non posso descrivervi se non così: è la copia sputata di Amy, la fidanzata di Sheldon Cooper nel telefilm The Big Bang Theory. Seriamente è identica da far schifo. Comunque, appena gli abbiamo detto che siamo italiane ci hanno risposto che loro hanno un amico che parla italiano e che sarebbe arrivato a momenti. Ora: quante probabilità ci sono che di tutta la popolazione italiana, l’italiano che andiamo a conoscere sia FIORENTINO? Abbiamo preso quella probabilità. Axel è un ragazzo per metà francese e per metà italiano, fiorentino appunto, che sta facendo un master in letteratura italiana. Ci siamo scambiati pareri, consigli, dubbi, opinioni. È stato molto gentile con noi e ci ha portate con lui e i suoi amici (tra cui anche Julien, un ragazzo che studia cinema insieme alla ragazza di Sheldon che ama fare l’autostop) in giro per la Rennes universitaria dei Giovedì sera.
Non ho mai visto così tanta gente nel centro di una città.
Capitolo JEUDI concluso. La serata più mobile della mia vita.
(oggi ho avuto l’onore di fare spesa al Lidl. 100 punti sopra al Carrefour.)
A bientôt,Cecil

CAPITOLO#102: first university night.

La serata di ieri sera è stata incredibilmente strana. Non ricordo sinceramente a che punto della storia mi sono bloccata ieri, nel dubbio ricomincio dal principio.

Ieri era Giovedì sera e il Giovedì sera a Rennes c’è la serata universitaria. Avevamo pensato di uscire con Filippo, Paul, Jasmine e tutta l’allegra combriccola. Ma per una cosa o per l’altra non siamo riusciti a sentirci bene, dunque io e Sonia ci eravamo lasciate così: ci prendiamo comunque una birra in centro e torniamo a casa. 15 minuti dopo il congedo ricevo un messaggio che recita così: “AIUTO, una francese mi è entrata in camera, aiuto. M’ha chiesto se volevamo uscire con loro ma ho declinato l’offerta”. SONIA COSA FAI? Dopo varie discussioni abbiamo deciso di far finta di andarci a bere un thé in cucina per incontrare questi misteriosi francesi gentili. 
I soggetti in questione non erano proprio quello che mi aspettavo.
- LEI (che chiameremo amichevolmente psycho killer): capelli rossi a caschetto, carnagione chiara costellata di lentiggini, occhi color ghiaccio con sguardo da maniaca stalker, fisico pienotto. Quando mi sono presentata non mi ha neanche detto il suo nome, tanto era impegnata ad osservarmi con gli occhi spalancati e un sorrisetto da pseudo paralisi facciale da farmi accapponare la pelle dalla paura. Sua madre è italiana e ha studiato 2 anni la nostra lingua con il risultato di non saper spiccicare una singola parola. Il suo outfit era ancora più inquietante della faccia: a parer mio indossava una busta dell’immondizia con una zip. In realtà aveva un vestito nero, lucido ma dello stesso materiale delle giacche a vento, molto stile cyber punk, con una zip che le attraversava verticalmente tutto il corpo. Al che mi sono immaginata questa ragazza che in discoteca, ubriaca come una pigna (le famose pigne ubriache, ancora questo modo di dire lo devo capire. Ma mi piace così tanto.), si apre la zip. NO, TI PREGO BASTA.
LUI (che chiameremo amichevolmente faccia di plastica): un ragazzo molto socievole, alto, magro, conoscitore di francese e spagnolo ma non di inglese. La sua faccia è strana perché ha la testa più grande del corpo, un po’ come una Bratz, carnagione scuretti e faccia INCAVATA. Pareva scolpito nel pongo. Ad ogni modo parla troppo, troppo velocemente e troppo di università e lezioni da seguire.
C’era anche un’altra presenza, una ragazza di colore molto graziosa che non ci si è cagata di pezza. Mi ha dato l’impressione di essere una di quelle cristiane bigotte che predicano bene e razzolano male. Quelle tipe magre da far impressione che vanno in giro perennemente con le ballerine e dei vestiti che non trasmettono niente se non tristezza e fede in Dio. Di quelle persone che proprio non ce la fanno a divertirsi.

Io e Sonia ci siamo solo guardate, dopo aver ascoltato i loro discorsi, dopo esserci sorbite i loro sguardi inquietanti. 

"Non ce la posso fare"
"Neanche io."
"Propongo di andare a bere in centro"
"non voglio più una birra"
"E che vuoi?"
"Qualcosa di più forte. Un Negroni. Come si dirà Negroni in francese? Ma poi lo faranno il Negroni in Francia?"

Siamo andate a cercare dei cocktail francesi. Il risultato è stato: i francesi bevono colo cocktail con quella cosa orrenda chiamata fragola. Sicché mi viene da vomitare anche solo pensandoci. Sono troppo raffinati anche con i cocktail, l’unico che avrei potuto bere si chiama Kir e gli ingredienti sono il vino bianco e la crema di ribes nero. Ma andiamo, LA CREMA DI RIBES NERO, ma che siamo alla corte di Re Sole? Io che sono per il cocktail TUTTE CUOSE (metti dentro quello che hai, basta che sia tutto alcolico)(Negroni ti amo per questo) mi posso ritrovare a bere il Kir? O il Sidecar (col cognac)? O il Cointreau fizz? No. 
Comunque si glielo siamo andati a dire ai tre dell’Ave Maria che non saremo stati con loro. E glielo avremmo detto, lo giuro! Se solo li avessimo trovati. Infatti, andando in cucina ci siamo scontrate con il secondo gruppo che ci ha chiesto di uscire con loro: due irlandesi.

"CHE FIGO! Gli irlandesi sono fantastici!"
"SIIIIIIIIIII. Gli irlandesi normali, perché gli irlandesi mignotte un po’ di meno"

Non riuscivo a capire che espressioni stessero facendo per quanto fondotinta, cipria, ombretto, matita, mascara, terra, phard, rossetto avevano. Sono comunque state molto simpatiche. Le abbiamo chiesto solo dove si poteva andare la sera e loro ci hanno offerto il vino (un rosé che proprio non calava) e la loro compagnia. “Se scendete sotto all’aula TV ci sono GLI ALTRI”. Ok, per ALTRI intendevano un branco di ragazze mezze nude con shorts e minigonne e capelli piastrati e carnagione troppo scura in volto rispetto al resto del corpo, che appena ci hanno viste ci hanno chiamate a loro. Inutile dire che mi sono sentita alquanto fuori luogo poiché ero troppo coperta, dato che l’unico lembo di pelle che avevo esposto all’aria aperta erano la faccia e le braccia. Si parla, si beve, si scappa. Con la scusa di una sigaretta ci siamo scollate anche le irlandesi allupate. 
E fu così che incontrammo il terzo gruppo di ragazzi. Fuori all’alloggio c’erano alcune persone e noi ci siamo messe da una parte a fumare una sigaretta e a finire quel vino imbevibile. Ad un certo punto, una ragazza bionda, con pantaloni larghi coloratissimi, una felpa che non c’entrava nulla né col colore né con la fantasia dei pantaloni, mille collane e una bottiglia di spumante in mano, ci chiama. Era Claudie, che quando l’abbiamo conosciuta era brilla e quando l’abbiamo congedata era completamente ubriaca. Ci ha ripetuto cinquecento volte che era andata a donare il sangue tre ore prima, dunque non aveva mangiato e aveva solo bevuto a stomaco vuoto e che se ci vogliamo fare una chiacchierata con lei un giorno possiamo bussare al 3° piano alla stanza numero 314. Affianco a lei c’era Ivone che non posso descrivervi se non così: è la copia sputata di Amy, la fidanzata di Sheldon Cooper nel telefilm The Big Bang Theory. Seriamente è identica da far schifo. 
Comunque, appena gli abbiamo detto che siamo italiane ci hanno risposto che loro hanno un amico che parla italiano e che sarebbe arrivato a momenti. 

Ora: quante probabilità ci sono che di tutta la popolazione italiana, l’italiano che andiamo a conoscere sia FIORENTINO? Abbiamo preso quella probabilità. Axel è un ragazzo per metà francese e per metà italiano, fiorentino appunto, che sta facendo un master in letteratura italiana. 
Ci siamo scambiati pareri, consigli, dubbi, opinioni. È stato molto gentile con noi e ci ha portate con lui e i suoi amici (tra cui anche Julien, un ragazzo che studia cinema insieme alla ragazza di Sheldon che ama fare l’autostop) in giro per la Rennes universitaria dei Giovedì sera.

Non ho mai visto così tanta gente nel centro di una città.

Capitolo JEUDI concluso. 
La serata più mobile della mia vita.

(oggi ho avuto l’onore di fare spesa al Lidl. 100 punti sopra al Carrefour.)

A bientôt,
Cecil

WE’VEGOTTHECARDBITCHES.
Ebbene si, a distanza di una settimana, abbiamo fatto l’abbonamento! Ora sono una socia del KorriGo: non pago né metro né autobus (grazie ar cazzo je so pagate ddducend eur’ per nov mish). La mia vita sociale inizia ORA.
Dunque dunque, dove ero rimasta? Alla giornata tres impegnativa di ieri. Stamattina sveglia alle 08:00 per fare l’abbonamento. Dovete sapere che entrambe le volte in cui io e Sonia siamo andare alla Star (agenzia locale di mezzi di locomozione quali autobus, biciclette e metro) c’era una fila che arrivava fino a Parigi. Dunque abbiamo deciso: meno ore di sonno, più azione. Sicché abbiamo speso i nostri ultimi 1,50 euro per arrivare a Republique , ritirare i soldi per il pagamento e aspettare in quella lunghissima file. La mattina non c’è NESSUNO (E A SAPERLO PRIMA!). Veloce e indolore: paghiamo, prendiamo la tessera e “merci au revoir!”. Meritato caffè, meritato giro e meritato relax. Mi sono sentita come se mi avessero tolto un peso enorme. 
Abbiamo scoperto un negozio che vende cose a 2 euro: un po’ come il nostro 99 cent. Con la differenza che costa 1 euro e 1 centesimo in più (in tempi di crisi è FURIA). In questo dolce negozzietto c’è di tutto: bicchieri, candele, cazzimazzi, tovagliette, giocattoli, porta robi, e chi più ne ha più ne metta. Fatto sta che mi sono concessa un porta gioielli a forma di appendino, un quaderno per i disegni (quest’aria di arte che respiro mi fa sentire più artista) e un quaderno per gli esercizi di francese, oggi stesso inaugurato. Dopo un bel giro al parc du thabor, dove la sottoscritta ha maledetto questo e l’altro mondo perché si è erroneamente dimenticata la card SD a casa (si, andavo in giro con una macchina fotografica inutilizzabile, dio mi fulmini la prossima volta), e dove abbiamo avuto, io e Sonia, dei piacevoli incontri con: volatili (penso di non aver mai visto così tante papere, oche, cigni, piccioni, galli, galline con le piume sulle zampe e blablabla. E soprattutto sono stata spettatrice di uno spettacolo di pseudo inciucio tra due generi diversi di papere. La papera bianca scappava dalla papera nera che se la voleva intoppare a dovere. Ci ha provato tre volte, ma la papera bianca se la tirava un po’ troppo. Chissà se poi è riuscita a trombarsela quella snob), rose (rose ovunque, il giardino delle rose è uno spettacolo che auguro a tutti quelli che passano per Rennes anche solo per un’ora: ci sono rose di qualsiasi tipo e con qualsiasi nome, quale ad esempio Gina Lollobrigida e Monica Bellucci) e cascate (stavolta non fisiche ma naturali, che meraviglia!). Pranzo e pomeriggio passato a fare esercizi di francese e disegnare. Per tutto il pomeriggio ho aspettato notizie da Filippo o Jasmine per sapere cosa fare. Si perché il Giovedì sera è serata universitaria. Ma sapete che vi dico? Ve lo racconto domani. Perché ho notato che ieri, con tutta la stanchezza che avevo in corpo, non si sa in quale lingua ho scritto. Una lingua che non appartiene né all’italiano, né al francese, né all’inglese. È stata una serata talmente tanto ASSURDA che merita un capitolo a parte. Ora lasciatemi alla mia puntata serale di Grey’s anatomy. 
Bon nuit a tout le monde!Cecil

WE’VEGOTTHECARDBITCHES.

Ebbene si, a distanza di una settimana, abbiamo fatto l’abbonamento! Ora sono una socia del KorriGo: non pago né metro né autobus (grazie ar cazzo je so pagate ddducend eur’ per nov mish). La mia vita sociale inizia ORA.

Dunque dunque, dove ero rimasta? Alla giornata tres impegnativa di ieri. Stamattina sveglia alle 08:00 per fare l’abbonamento. Dovete sapere che entrambe le volte in cui io e Sonia siamo andare alla Star (agenzia locale di mezzi di locomozione quali autobus, biciclette e metro) c’era una fila che arrivava fino a Parigi. Dunque abbiamo deciso: meno ore di sonno, più azione. Sicché abbiamo speso i nostri ultimi 1,50 euro per arrivare a Republique , ritirare i soldi per il pagamento e aspettare in quella lunghissima file. La mattina non c’è NESSUNO (E A SAPERLO PRIMA!). Veloce e indolore: paghiamo, prendiamo la tessera e “merci au revoir!”. Meritato caffè, meritato giro e meritato relax. Mi sono sentita come se mi avessero tolto un peso enorme. 

Abbiamo scoperto un negozio che vende cose a 2 euro: un po’ come il nostro 99 cent. Con la differenza che costa 1 euro e 1 centesimo in più (in tempi di crisi è FURIA). In questo dolce negozzietto c’è di tutto: bicchieri, candele, cazzimazzi, tovagliette, giocattoli, porta robi, e chi più ne ha più ne metta. Fatto sta che mi sono concessa un porta gioielli a forma di appendino, un quaderno per i disegni (quest’aria di arte che respiro mi fa sentire più artista) e un quaderno per gli esercizi di francese, oggi stesso inaugurato. Dopo un bel giro al parc du thabor, dove la sottoscritta ha maledetto questo e l’altro mondo perché si è erroneamente dimenticata la card SD a casa (si, andavo in giro con una macchina fotografica inutilizzabile, dio mi fulmini la prossima volta), e dove abbiamo avuto, io e Sonia, dei piacevoli incontri con: volatili (penso di non aver mai visto così tante papere, oche, cigni, piccioni, galli, galline con le piume sulle zampe e blablabla. E soprattutto sono stata spettatrice di uno spettacolo di pseudo inciucio tra due generi diversi di papere. La papera bianca scappava dalla papera nera che se la voleva intoppare a dovere. Ci ha provato tre volte, ma la papera bianca se la tirava un po’ troppo. Chissà se poi è riuscita a trombarsela quella snob), rose (rose ovunque, il giardino delle rose è uno spettacolo che auguro a tutti quelli che passano per Rennes anche solo per un’ora: ci sono rose di qualsiasi tipo e con qualsiasi nome, quale ad esempio Gina Lollobrigida e Monica Bellucci) e cascate (stavolta non fisiche ma naturali, che meraviglia!). 

Pranzo e pomeriggio passato a fare esercizi di francese e disegnare. Per tutto il pomeriggio ho aspettato notizie da Filippo o Jasmine per sapere cosa fare. Si perché il Giovedì sera è serata universitaria. Ma sapete che vi dico? Ve lo racconto domani. Perché ho notato che ieri, con tutta la stanchezza che avevo in corpo, non si sa in quale lingua ho scritto. Una lingua che non appartiene né all’italiano, né al francese, né all’inglese. È stata una serata talmente tanto ASSURDA che merita un capitolo a parte. Ora lasciatemi alla mia puntata serale di Grey’s anatomy. 

Bon nuit a tout le monde!
Cecil

FIRSTWEEKGONE.
E la prima settimana è andata. Ma non tiro le somme. Infondo è solo la PRIMA settimana di una lunga serie. Di certo c’è che questa città mi dona creatività. Ma ho notato di essere così ogni volta che sono all’estero, come se mutassi in un’altra persona.
(sicuramente sto mutando la mia massa grassa: da massa grassa a massa grassissima, nonostante la corsa)
Dopo aver passato una giornata, quella di ieri, all’insegna del cazzeggiononmimuovodavillejeanperchélametrocosta, oggi è stata una giornata molto intensa. Sicuro è che non vado a dormire vuota, ma piena di emozione.
Stamattina ho avuto il secondo incontro, dedicato ai ragazzi che frequentano 2° 3° e 4° anni del corso ART. Dovete sapere che in Francia l’accademia (o scuola, come la chiamano loro) è molto diversa dalla nostra Accademia di Belle Arti. Si perché loro non hanno corsi, loro hanno lezioni. Ognuno può scegliere la lezione che vuole seguire senza appartenere ad un corso specifico: c’è la lezione di multimèdia come c’è la lezione di peinture e tu puoi seguire entrambe, due lezioni che apparentemente sono agli opposti (computer vs pennello). Credo che sia un sistema universitario funzionale ed efficace: ogni artista prima o poi si scontra con la voglia di esondare dalla propria arte per andare ad accaparrarsene un’altra, solo per provare. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di seguire serigrafia e disegno (anche se ancora devo capire bene come funziona quest’ultima lezione).Fatto sta che siamo arrivate in ritardo (eppure stavolta siamo uscite presto!). Non in ritardo per l’inizio dell’assemblea, ma in ritardo per prendere i posti a sedere. No vabè assurdo che gli alunni facciano a guerra per entrare a lezione, nella mia accademia succede il contrario. E ovviamente io sono quella che si ritrova spesso da sola a sedere in aula. Non proprio da sola ecco, ci sono io e c’è il professore. E l’imbarazzo che cresce con il l’autocontrollo che ti urla nella testa “non guardarlo negli occhi non guardarlo negli occhi non guardarlo negli occhi”. Alla fine lo guardi negli occhi ed entrambi vi scambiate un sorrisetto finto e imbarazzato. Evitando di divagare ancora: oggi mi sono sorbita (solo la mattina) due ore e mezza di francese, con conseguente confusione in quando NON C’HO CAPITO UN CAZZO.Tra la folla di studenti cerchiamo Filippo, pensando che non ci fosse. Invece ci ha sorpreso con la sua presenza. Incontriamo Nathalie, l’altra ragazza italiana. Incontriamo Jasmine, la sognatrice inglese. Usciamo, scendiamo le scale e ci ritroviamo in cerchio con altri ragazzi, casualmente (pensavo io). Uno di loro mi saluta, io, non conoscendolo, mi giro credendo che stesse salutando una persona dietro di me. E invece continua a salutarmi, mi si avvicina e mi fa “se hai bisogno di una mano ti aiuto, sono italiano”. Era Pol, il ragazzo di Jasime (il famoso ragazzo italiano di Jasmine). È un ragazzo alto, moro, con baffi a barba da hipster, vestito di nero come un hipster e con ai piedi delle scarpe di cuoio marroni (da hipster). Al suo fianco subito mi si presenta un ragazzo, di cui successivamente ho capito il nome: Jules. Jules è un PAZZO. Nel senso buono. Già dall’aspetto mette felicità: è alto con capelli lunghi, ricci e rossi, legati a toppa. Ha la barba strana, rossa, incolta. Oggi portava una polo, dei jeans scuri che dall’aspetto sembrano vecchi (o come direbbero le tizie di fashion design: vintage) e delle bellissime BRETELLE. Dai, chi non può prendere in simpatia un uomo con le bretelle? E poi salutandomi mi ha fatto un inchino. Affianco a lui c’era un altro ragazzo di cui non ricordo il nome, un rasta che avevo già avvistato (cecilia occhio lungo) in atelier il giorno prima. Ha dei bellissimi capelli lunghi biondi e rasta. Ma come ogni rasta, se si togliesse quei robi che porta sui capelli sarebbe un ragazzo anonimo. "Qualcuno vuole andare a prendere un caffè?""SI"
Il si ovviamente così convinto era la mia risposta alla domanda di Nathalie. Andiamo tutti insieme a prendere un caffè. Dove? Al caffè degli artisti!
"Pizza!""Cosa?""Pasta? Preferite la pasta?""Non capisco perché per i francesi se metti la parola pizza o pasta in qualche frase riesci ad attirare l’attenzione"
Jules ci ha proposto di andare a mangiare una “paaaasta al ppppèèèèsto” a casa sua. Casa di Jules è un monolocale, situato vicino al parlamento della Bretagna, all’ultimo piano di un palazzo che più che un condominio pare un castello. E lui abita sulla torre. Nel sottotetto. Un letto, un tavolo, una cucina in una stanza e un mini bagno in un’altra. Ci ha fatto vedere i suoi sketch. Davvero bravo.Anche la pasta non era male. Ad ogni modo Jules parla un pessimo inglese.
In accademia durante il pomeriggio si sono presentati i professori che noi dobbiamo scegliere, hanno fatto a turno per presentarci i propri corsi. Pare quasi un concorso di bellezza, che ti presenti, ti fai vedere e ci dici i tuoi sogni. Risultato? 3 ore di francese. 
Oggi mi sono sorbita 5 ore e mezza di francese e la mia testa ha avuto bisogno di fare shopping per liberarsi. Però sto iniziando a parlare questa lingua sconosciuta. 
(P.s. “da dove vieni?”"sono italiana""Si ma, da dove""ah, da Ascoli Piceno, è una piccola città situat…""si! Lo so dov’è Ascoli!""TU SAI DOV’è ASCOLI?"Conversazione tra me e Nadjime. A volte questo mondo mi sconvolge per quanto è piccolo. Nadjime ha conosciuto dei ragazzi di architettura che studiano ad Ascoli e che sono andati a fare l’erasmus a Rennes. I pena che bbbboh.)
Ho una stanchezza in corpo unica. Oggi non ho nemmeno avuto tempo di correre o fare esercizi per staccare la testa.
A bientôt Cecil

FIRSTWEEKGONE.

E la prima settimana è andata. Ma non tiro le somme. Infondo è solo la PRIMA settimana di una lunga serie. Di certo c’è che questa città mi dona creatività. Ma ho notato di essere così ogni volta che sono all’estero, come se mutassi in un’altra persona.

(sicuramente sto mutando la mia massa grassa: da massa grassa a massa grassissima, nonostante la corsa)

Dopo aver passato una giornata, quella di ieri, all’insegna del cazzeggiononmimuovodavillejeanperchélametrocosta, oggi è stata una giornata molto intensa. Sicuro è che non vado a dormire vuota, ma piena di emozione.

Stamattina ho avuto il secondo incontro, dedicato ai ragazzi che frequentano 2° 3° e 4° anni del corso ART. Dovete sapere che in Francia l’accademia (o scuola, come la chiamano loro) è molto diversa dalla nostra Accademia di Belle Arti. Si perché loro non hanno corsi, loro hanno lezioni. Ognuno può scegliere la lezione che vuole seguire senza appartenere ad un corso specifico: c’è la lezione di multimèdia come c’è la lezione di peinture e tu puoi seguire entrambe, due lezioni che apparentemente sono agli opposti (computer vs pennello). Credo che sia un sistema universitario funzionale ed efficace: ogni artista prima o poi si scontra con la voglia di esondare dalla propria arte per andare ad accaparrarsene un’altra, solo per provare. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di seguire serigrafia e disegno (anche se ancora devo capire bene come funziona quest’ultima lezione).
Fatto sta che siamo arrivate in ritardo (eppure stavolta siamo uscite presto!). Non in ritardo per l’inizio dell’assemblea, ma in ritardo per prendere i posti a sedere. No vabè assurdo che gli alunni facciano a guerra per entrare a lezione, nella mia accademia succede il contrario. E ovviamente io sono quella che si ritrova spesso da sola a sedere in aula. Non proprio da sola ecco, ci sono io e c’è il professore. E l’imbarazzo che cresce con il l’autocontrollo che ti urla nella testa “non guardarlo negli occhi non guardarlo negli occhi non guardarlo negli occhi”. Alla fine lo guardi negli occhi ed entrambi vi scambiate un sorrisetto finto e imbarazzato. 
Evitando di divagare ancora: oggi mi sono sorbita (solo la mattina) due ore e mezza di francese, con conseguente confusione in quando NON C’HO CAPITO UN CAZZO.
Tra la folla di studenti cerchiamo Filippo, pensando che non ci fosse. Invece ci ha sorpreso con la sua presenza. Incontriamo Nathalie, l’altra ragazza italiana. Incontriamo Jasmine, la sognatrice inglese. Usciamo, scendiamo le scale e ci ritroviamo in cerchio con altri ragazzi, casualmente (pensavo io). Uno di loro mi saluta, io, non conoscendolo, mi giro credendo che stesse salutando una persona dietro di me. E invece continua a salutarmi, mi si avvicina e mi fa “se hai bisogno di una mano ti aiuto, sono italiano”. Era Pol, il ragazzo di Jasime (il famoso ragazzo italiano di Jasmine). È un ragazzo alto, moro, con baffi a barba da hipster, vestito di nero come un hipster e con ai piedi delle scarpe di cuoio marroni (da hipster). Al suo fianco subito mi si presenta un ragazzo, di cui successivamente ho capito il nome: Jules. Jules è un PAZZO. Nel senso buono. Già dall’aspetto mette felicità: è alto con capelli lunghi, ricci e rossi, legati a toppa. Ha la barba strana, rossa, incolta. Oggi portava una polo, dei jeans scuri che dall’aspetto sembrano vecchi (o come direbbero le tizie di fashion design: vintage) e delle bellissime BRETELLE. Dai, chi non può prendere in simpatia un uomo con le bretelle? E poi salutandomi mi ha fatto un inchino. 
Affianco a lui c’era un altro ragazzo di cui non ricordo il nome, un rasta che avevo già avvistato (cecilia occhio lungo) in atelier il giorno prima. Ha dei bellissimi capelli lunghi biondi e rasta. Ma come ogni rasta, se si togliesse quei robi che porta sui capelli sarebbe un ragazzo anonimo. 

"Qualcuno vuole andare a prendere un caffè?"
"SI"

Il si ovviamente così convinto era la mia risposta alla domanda di Nathalie. Andiamo tutti insieme a prendere un caffè. Dove? Al caffè degli artisti!

"Pizza!"
"Cosa?"
"Pasta? Preferite la pasta?"
"Non capisco perché per i francesi se metti la parola pizza o pasta in qualche frase riesci ad attirare l’attenzione"

Jules ci ha proposto di andare a mangiare una “paaaasta al ppppèèèèsto” a casa sua. Casa di Jules è un monolocale, situato vicino al parlamento della Bretagna, all’ultimo piano di un palazzo che più che un condominio pare un castello. E lui abita sulla torre. Nel sottotetto. Un letto, un tavolo, una cucina in una stanza e un mini bagno in un’altra. 
Ci ha fatto vedere i suoi sketch. Davvero bravo.
Anche la pasta non era male. Ad ogni modo Jules parla un pessimo inglese.

In accademia durante il pomeriggio si sono presentati i professori che noi dobbiamo scegliere, hanno fatto a turno per presentarci i propri corsi. Pare quasi un concorso di bellezza, che ti presenti, ti fai vedere e ci dici i tuoi sogni. Risultato? 3 ore di francese. 

Oggi mi sono sorbita 5 ore e mezza di francese e la mia testa ha avuto bisogno di fare shopping per liberarsi. Però sto iniziando a parlare questa lingua sconosciuta. 

(P.s. “da dove vieni?”
"sono italiana"
"Si ma, da dove"
"ah, da Ascoli Piceno, è una piccola città situat…"
"si! Lo so dov’è Ascoli!"
"TU SAI DOV’è ASCOLI?"
Conversazione tra me e Nadjime. A volte questo mondo mi sconvolge per quanto è piccolo. Nadjime ha conosciuto dei ragazzi di architettura che studiano ad Ascoli e che sono andati a fare l’erasmus a Rennes. I pena che bbbboh.)

Ho una stanchezza in corpo unica. 
Oggi non ho nemmeno avuto tempo di correre o fare esercizi per staccare la testa.

A bientôt 
Cecil

THAT’SMYPLACEBITCHES.
Una giornata tranquilla. Un uomo che mi ha sorriso fermandosi per farmi passare sulle strisce pedonali (qui a Rennes appena vedono un pedone inchiodano per farlo passare, facendogli un segno, un sorriso, un cenno con la testa) e mi ha fatto scoppiare un sorriso sincero in faccia.Un pomeriggio passato ad ascoltare Serge Gainsbourg e ad esercitare il mio francese per avere poi come risultato un mutismo insuperabile nel momento in cui devo attuare le mie conoscenze. Il mio dirimpettaio ogni volta che mi vede ride, ma non è una risata maligna o volta allo scherno, penso che sia una risata di amicizia (spero almeno). Ho conosciuto il ragazzo della 105, figlio di una spagnola, un francese, fidanzato con una americana e studioso di russo. Ama la fotografia ma studia lingue aziendali, ultimo anno. Ovviamente ci ho parlato in? Inglese.
Ma lo sapete che qui in questo alloggio per pulirmi la stanza devo chiedere all’altro condominio scopa, paletta e scopettone lasciando un mio documento di identità? Ancora mi chiedo perché io non ho la donna delle pulizie come tutti i cristiani in questo agglomerato di camere. Anche quando posso usufruire dei servizi devo accorciarmi le maniche e fare le cose da sola.
Stasera sono di poche parole, forse mi sto piano piano dimenticando l’italiano? Oh, quanto mi piacerebbe.
A bientôt Cecil

THAT’SMYPLACEBITCHES.

Una giornata tranquilla. 
Un uomo che mi ha sorriso fermandosi per farmi passare sulle strisce pedonali (qui a Rennes appena vedono un pedone inchiodano per farlo passare, facendogli un segno, un sorriso, un cenno con la testa) e mi ha fatto scoppiare un sorriso sincero in faccia.
Un pomeriggio passato ad ascoltare Serge Gainsbourg e ad esercitare il mio francese per avere poi come risultato un mutismo insuperabile nel momento in cui devo attuare le mie conoscenze. 
Il mio dirimpettaio ogni volta che mi vede ride, ma non è una risata maligna o volta allo scherno, penso che sia una risata di amicizia (spero almeno). 
Ho conosciuto il ragazzo della 105, figlio di una spagnola, un francese, fidanzato con una americana e studioso di russo. Ama la fotografia ma studia lingue aziendali, ultimo anno. Ovviamente ci ho parlato in? Inglese.

Ma lo sapete che qui in questo alloggio per pulirmi la stanza devo chiedere all’altro condominio scopa, paletta e scopettone lasciando un mio documento di identità? Ancora mi chiedo perché io non ho la donna delle pulizie come tutti i cristiani in questo agglomerato di camere. Anche quando posso usufruire dei servizi devo accorciarmi le maniche e fare le cose da sola.

Stasera sono di poche parole, forse mi sto piano piano dimenticando l’italiano? Oh, quanto mi piacerebbe.

A bientôt 
Cecil

Una cosa va menzionata di questa giornata: in accademia ogni studente ha il proprio posto. 
Un posto proprio, capite? E non è un posto dove fai lezione, ma è un tavolino al piano di sopra dove tu puoi andare e passare il tuo tempo libero, puoi lavorare, puoi studiare, puoi creare, puoi anche dormire. È il tuo piccolo atelier che puoi personalizzare come meglio desideri. 
È PURA POESIA!
(p.s. un bimbo tredicenne cinese o pseudo coreano o pseudo giapponese mi ha aggiunto su Facebook. Zero amici in comune. E come mai avrà fatto a trovarmi? Misteri.)
Io e la mia camomilla vi diamo la buonanotte.
Bonne nuit, a bientôt!Cecil 

Una cosa va menzionata di questa giornata: in accademia ogni studente ha il proprio posto. 

Un posto proprio, capite? E non è un posto dove fai lezione, ma è un tavolino al piano di sopra dove tu puoi andare e passare il tuo tempo libero, puoi lavorare, puoi studiare, puoi creare, puoi anche dormire. È il tuo piccolo atelier che puoi personalizzare come meglio desideri. 

È PURA POESIA!

(p.s. un bimbo tredicenne cinese o pseudo coreano o pseudo giapponese mi ha aggiunto su Facebook. Zero amici in comune. E come mai avrà fatto a trovarmi? Misteri.)

Io e la mia camomilla vi diamo la buonanotte.

Bonne nuit, a bientôt!
Cecil 

GIORNIINPIù.
Ovviamente mi è impossibile scrivere ogni giorni, anche perché i primi giorni sono emozionanti, ma poi quando inizi a fare sempre le stesse cose, oh, insomma, che ve ne importa di quello che faccio quotidianamente in Francia?
Ad ogni modo Rennes inizia a farsi conoscere. Riesco ad orientarmi per le vie, ricordarmi dove sono determinati luoghi e cercare di capire come spostarmi meglio. Due sono i luoghi importanti: Republique, il luogo dove passa l’autobus notturno che mi riporta all’alloggio (e passa fino alle 5 del mattino, incredibile); Sant’Anne, il luogo più vicino a Rue Hoche, via dell’EESAB. Ieri ho passato un bel pomeriggio al mercatino di Place Hoche, quello del Sabato è dedicato alla manodopera. Dal Lunedì al Mercoledì c’è il mercato dei ciaffi, il Giovedì e il Venerdì c’è quello del cibo. Dunque, di fianco al mercato dell’arte c’era anche il mercato dei libri (il mio preferito, oserei dire), un agglomerato mediamente grande di banchetti che vende al pubblico vecchi libri ad un prezzo stracciato. Mi sono evidentemente emozionata. Fatto sta che sono riuscita a comprare libri anche in Francia, signore e signori. Ebbene si, mi sono comprata il Don Giovanni di Molière e l’antologia delle poesie del XIX secolo (sono ancora sul comodino, non ho osato aprire nessuno dei due libri, avendo anche il piccolo principe in francese da dover finire). La mia gioia culturale si è mischiata alla gioia spicciola nel momento in cui ho scoperto di avere nella città in cui vivrò per un anno H&M (due piani)(libiiiiidine). Nessuno insomma mi ha tolto un giretto anche lì (avevo seriamente bisogno di una tuta per andare a correre e di una borsa per non sembrare 24h su 24 una turista sconvolta)(già il mio armadio francese è commentabile, almeno la borsa me la volevo concedere). 
"Sono qui fuori"Era Filippo, che ci aspettava a Place Hoche, colui che ha interrotto (e per fortuna) il mio shopping, dunque la mia nevrosi da “midevocomprareunamareadirobaperchépensodinonaverenulla”. Eccolo lì, infatti, seduto sul bordo della fontana, con il suo blocco da disegno, a disegnare chissà che cosa, chissà come. Come invidio chi va in giro con fogli bianchi che riempirà di quotidiano e ignoto vivere.
Avete presente quella sensazione di pace con il mondo? Una sorta di orgasmo indotto dalla vita, non dal sesso. Un orgasmo che ti fa sentire viva e allegra ogni parte del corpo, quello che non ti fa trattenere il sorriso. Non avevo mai provato cosa volesse dire veramente, prima d’ora, la parola SERENITÀ. È bello, è strano, è energico e vitale. Qualcosa che ti sale dalla terra. Quella luce, quelle persone, quella lingua, mi hanno fatto provare un’orgasmica serenità. Quel passeggiare senza meta e perdersi per le vie, quel fare la spesa per mangiare insieme, quel parlare di cose di cui normalmente la gente non parla (per noia, per paura, non so), ma tu ora ne stai parlando con persone che sentono il tuo stesso bisogno di condivisione. 
C’è stato un momento ieri sera in cui mi sono detto “ok, l’Erasmus è partito”, ovvero mentre, assieme a Najim e Jasmine, ci siamo buttati su un prato e abbiamo iniziato a condividere le tradizioni, le culture, le lingue. Già il semplice fatto di condividere ossigeno francese con loro mi ha fatto stare bene. Najim è un sognatore, sogna di andare a Buenos Aires ma ha paura, perché tutti gli remano contro; lui sa cosa significa sacrificio, sudore della fronte, godere dei risultati faticati. Jasmine è un’amante: ama l’Italia, ha il ragazzo Italiano e i parenti in Toscana ma non l’ha mai visitata; è una trottola, parla tantissimo ed è esuberante (nel senso buono del termine), ammalia le persone e ti sa ascoltare.
Sicché alla fine ieri sera ci siamo congedati dicendo “buonanotte, speriamo che riuscite ad arrivare a casa”. Calata veloce di vino rimasto nel bicchiere e via, io e Sonia, sprezzanti del pericolo, dubbiose sulla veridicità della favola dell’autobus notturno, ci perdiamo tra fumi dell’alcool (altrui, ancora 0 sbornie per la piccola Cecil), grida, vie e francese, alla volta di Republique. 
"Villejean - Kennedy"Ok la pensilina è giusta. Il bus era pieno di universitari che urlavano, pomiciavano e soprattutto vomitavano. Abbiamo conosciuto Bea in una maniera strana. Di probabile inclinazione sessuale tendente verso la vagiaina, Bea è letteralmente piombata sopra Sonia come un sacco di patate. Dopo vari scusa, non volevo, mi dispiace, iniziamo a parlarci. Era convinta che fossimo francesi (quale onore). Il toto-stato aveva pensato che Bea fosse Portoghese, mentre in realtà lei è brasiliana (la prima brasiliana bianco latte che vedo) e studia ingegneria. Ad ogni modo ci ha aiutate a scendere alla stazione giusta e, in un modo o nell’altra, siamo riuscite a tornare a casa (“I’m gonna find my way”come dissi a Jasmine).
Oggi tipica giornata domenicale con la differenza che ho studiato francese tutto il giorno (quindi mi sono meritata le m&m’s!). Dopo aver visto una puntata di Gray’s anathomy (telefilm più brutto della storia), dopo aver visto Ratatouille, dopo aver studiato e fatto esercizi sull’insuperabile e celeberrimo DUOLINGO, ho deciso di uscire e andare a comprare la baguette. Sapete, quando si va in un luogo straniero per tanto tempo, si guarda molto l’abbigliamento della fauna locale e si tenta di imitarla (ovviamente con le eccezioni delle gal’s giapponesi, dei burqa o dei tanga africani). La sottoscritta oggi ha notato che si è involontariamente vestita da tipica inglese all’estero: leggins, felpa gigante, capelli legati cazzodicane style. Je ne sais pas (Jasmin says: un modo per chiamare gli inglese in Francia è roast-beef, perché sono bianchi e quando si abbronzano diventano rosolati).
Ad ogni modo dovete sapere che la domenica a Rennes sono aperti questi negozi: Subway e il negrozio asiatico chiamato “superasya”. Mi è toccato comprare la baguette dalla china. Per la disperazione ho comprato anche un pacchetto di m&m’s, un pacchetto di cookies (burro, burro su burro su grasso su burro) e un thè al ginseng. Il pacchetto di m&m’s è durato poco. Così come è durato poco il mio dito dopo che ho comprato il coltello. Oggi mi sono tagliata via un pezzo di pelle, un’emossiòne per sèmprè. L’indice sinistro è un malloppo di carta igienica e scotch nell’attesa di comprare cerotti e bidibibodibibu.
Comunque la felpa che mostro nella foto è stata la mia compagna di sventure oggi. Mi ha protetta da sguardi indiscreti di francesi volgarotti. Altra osservazione: ci hanno detto che qui non è gradito vedere uno straniero che riguarda altre persone ma soprattutto non è concepibile guardare un bambino (neanche per farci “piiiiiiiccolo quanto sei cariiiiiino”, penso che in questo caso caccino una 44 Magnum e ti sparino senza il classico discorso cinematografico) altrimenti ti considereranno un pedofilo. Ora io mi chiedo: come CAZZO faccio a non guardare i bambini se il mio alloggio è circondato da scuole elementari, materne, parchi giochi e altri svaghi per mocciosi? E soprattutto, come CAZZO faccio a non guardare i bambini se qui ogni ragazza o c’ha il pancione e uno gnomo per mano o c’ha direttamente il passeggino? Parlo anche di ragazze che avranno molti anni meno di me. Insomma a Rennes o si tromba troppo o il preservativo non c’è ancora arrivato. Io richiedo un urgente intervento di riqualificazione di preservativi nelle aree bretoni: vi prego, smettete si sfornare figli a mitraglietta!
Domani primo incontro in accademia, è ora di smetterla.
A bientôt,Cecil

GIORNIINPIù.

Ovviamente mi è impossibile scrivere ogni giorni, anche perché i primi giorni sono emozionanti, ma poi quando inizi a fare sempre le stesse cose, oh, insomma, che ve ne importa di quello che faccio quotidianamente in Francia?

Ad ogni modo Rennes inizia a farsi conoscere. Riesco ad orientarmi per le vie, ricordarmi dove sono determinati luoghi e cercare di capire come spostarmi meglio. Due sono i luoghi importanti: Republique, il luogo dove passa l’autobus notturno che mi riporta all’alloggio (e passa fino alle 5 del mattino, incredibile); Sant’Anne, il luogo più vicino a Rue Hoche, via dell’EESAB. 
Ieri ho passato un bel pomeriggio al mercatino di Place Hoche, quello del Sabato è dedicato alla manodopera. Dal Lunedì al Mercoledì c’è il mercato dei ciaffi, il Giovedì e il Venerdì c’è quello del cibo. Dunque, di fianco al mercato dell’arte c’era anche il mercato dei libri (il mio preferito, oserei dire), un agglomerato mediamente grande di banchetti che vende al pubblico vecchi libri ad un prezzo stracciato. Mi sono evidentemente emozionata. Fatto sta che sono riuscita a comprare libri anche in Francia, signore e signori. Ebbene si, mi sono comprata il Don Giovanni di Molière e l’antologia delle poesie del XIX secolo (sono ancora sul comodino, non ho osato aprire nessuno dei due libri, avendo anche il piccolo principe in francese da dover finire). La mia gioia culturale si è mischiata alla gioia spicciola nel momento in cui ho scoperto di avere nella città in cui vivrò per un anno H&M (due piani)(libiiiiidine). Nessuno insomma mi ha tolto un giretto anche lì (avevo seriamente bisogno di una tuta per andare a correre e di una borsa per non sembrare 24h su 24 una turista sconvolta)(già il mio armadio francese è commentabile, almeno la borsa me la volevo concedere). 

"Sono qui fuori"
Era Filippo, che ci aspettava a Place Hoche, colui che ha interrotto (e per fortuna) il mio shopping, dunque la mia nevrosi da “midevocomprareunamareadirobaperchépensodinonaverenulla”. Eccolo lì, infatti, seduto sul bordo della fontana, con il suo blocco da disegno, a disegnare chissà che cosa, chissà come. Come invidio chi va in giro con fogli bianchi che riempirà di quotidiano e ignoto vivere.

Avete presente quella sensazione di pace con il mondo? Una sorta di orgasmo indotto dalla vita, non dal sesso. Un orgasmo che ti fa sentire viva e allegra ogni parte del corpo, quello che non ti fa trattenere il sorriso. Non avevo mai provato cosa volesse dire veramente, prima d’ora, la parola SERENITÀ. È bello, è strano, è energico e vitale. Qualcosa che ti sale dalla terra. Quella luce, quelle persone, quella lingua, mi hanno fatto provare un’orgasmica serenità. Quel passeggiare senza meta e perdersi per le vie, quel fare la spesa per mangiare insieme, quel parlare di cose di cui normalmente la gente non parla (per noia, per paura, non so), ma tu ora ne stai parlando con persone che sentono il tuo stesso bisogno di condivisione. 

C’è stato un momento ieri sera in cui mi sono detto “ok, l’Erasmus è partito”, ovvero mentre, assieme a Najim e Jasmine, ci siamo buttati su un prato e abbiamo iniziato a condividere le tradizioni, le culture, le lingue. Già il semplice fatto di condividere ossigeno francese con loro mi ha fatto stare bene. Najim è un sognatore, sogna di andare a Buenos Aires ma ha paura, perché tutti gli remano contro; lui sa cosa significa sacrificio, sudore della fronte, godere dei risultati faticati. Jasmine è un’amante: ama l’Italia, ha il ragazzo Italiano e i parenti in Toscana ma non l’ha mai visitata; è una trottola, parla tantissimo ed è esuberante (nel senso buono del termine), ammalia le persone e ti sa ascoltare.

Sicché alla fine ieri sera ci siamo congedati dicendo “buonanotte, speriamo che riuscite ad arrivare a casa”. Calata veloce di vino rimasto nel bicchiere e via, io e Sonia, sprezzanti del pericolo, dubbiose sulla veridicità della favola dell’autobus notturno, ci perdiamo tra fumi dell’alcool (altrui, ancora 0 sbornie per la piccola Cecil), grida, vie e francese, alla volta di Republique. 

"Villejean - Kennedy"
Ok la pensilina è giusta. Il bus era pieno di universitari che urlavano, pomiciavano e soprattutto vomitavano. Abbiamo conosciuto Bea in una maniera strana. Di probabile inclinazione sessuale tendente verso la vagiaina, Bea è letteralmente piombata sopra Sonia come un sacco di patate. Dopo vari scusa, non volevo, mi dispiace, iniziamo a parlarci. Era convinta che fossimo francesi (quale onore). Il toto-stato aveva pensato che Bea fosse Portoghese, mentre in realtà lei è brasiliana (la prima brasiliana bianco latte che vedo) e studia ingegneria. Ad ogni modo ci ha aiutate a scendere alla stazione giusta e, in un modo o nell’altra, siamo riuscite a tornare a casa (“I’m gonna find my way”come dissi a Jasmine).

Oggi tipica giornata domenicale con la differenza che ho studiato francese tutto il giorno (quindi mi sono meritata le m&m’s!). Dopo aver visto una puntata di Gray’s anathomy (telefilm più brutto della storia), dopo aver visto Ratatouille, dopo aver studiato e fatto esercizi sull’insuperabile e celeberrimo DUOLINGO, ho deciso di uscire e andare a comprare la baguette. Sapete, quando si va in un luogo straniero per tanto tempo, si guarda molto l’abbigliamento della fauna locale e si tenta di imitarla (ovviamente con le eccezioni delle gal’s giapponesi, dei burqa o dei tanga africani). La sottoscritta oggi ha notato che si è involontariamente vestita da tipica inglese all’estero: leggins, felpa gigante, capelli legati cazzodicane style. Je ne sais pas (Jasmin says: un modo per chiamare gli inglese in Francia è roast-beef, perché sono bianchi e quando si abbronzano diventano rosolati).

Ad ogni modo dovete sapere che la domenica a Rennes sono aperti questi negozi: Subway e il negrozio asiatico chiamato “superasya”. Mi è toccato comprare la baguette dalla china. Per la disperazione ho comprato anche un pacchetto di m&m’s, un pacchetto di cookies (burro, burro su burro su grasso su burro) e un thè al ginseng. Il pacchetto di m&m’s è durato poco. Così come è durato poco il mio dito dopo che ho comprato il coltello. Oggi mi sono tagliata via un pezzo di pelle, un’emossiòne per sèmprè. L’indice sinistro è un malloppo di carta igienica e scotch nell’attesa di comprare cerotti e bidibibodibibu.

Comunque la felpa che mostro nella foto è stata la mia compagna di sventure oggi. Mi ha protetta da sguardi indiscreti di francesi volgarotti.
Altra osservazione: ci hanno detto che qui non è gradito vedere uno straniero che riguarda altre persone ma soprattutto non è concepibile guardare un bambino (neanche per farci “piiiiiiiccolo quanto sei cariiiiiino”, penso che in questo caso caccino una 44 Magnum e ti sparino senza il classico discorso cinematografico) altrimenti ti considereranno un pedofilo. Ora io mi chiedo: come CAZZO faccio a non guardare i bambini se il mio alloggio è circondato da scuole elementari, materne, parchi giochi e altri svaghi per mocciosi? E soprattutto, come CAZZO faccio a non guardare i bambini se qui ogni ragazza o c’ha il pancione e uno gnomo per mano o c’ha direttamente il passeggino? Parlo anche di ragazze che avranno molti anni meno di me. Insomma a Rennes o si tromba troppo o il preservativo non c’è ancora arrivato. Io richiedo un urgente intervento di riqualificazione di preservativi nelle aree bretoni: vi prego, smettete si sfornare figli a mitraglietta!

Domani primo incontro in accademia, è ora di smetterla.

A bientôt,
Cecil

" Ce parfum de nos années mortes, ce qui peut frapper à ta porte, infinité de destins on en pose un et qu’est-ce qu’on en retient? Le vent l’emportera "

" Ce parfum de nos années mortes, ce qui peut frapper à ta porte, infinité de destins on en pose un et qu’est-ce qu’on en retient? Le vent l’emportera "

GIORNOQUATTRO.
"Altri 5 minuti e mi alzo"3 ore dopo: una mattinata buttata a dormire come un ghiro, manco fosse stagione di letarghi (o si?). 13:30 sveglia, 14:00 pranzo con Sonia. Pensiero fisso: alle 16:30 vado a correre!Alle 15:00 giretto per il quartiere: quante cose ancora che non avevamo visto! Il Bronx riserva ogni giorno nuove sorprese. C’è un parco sportivo gigantesco, con un campo da basket, uno da calcio, attrezzi per fare gli esercizi (ora comprendo il motivo per cui le francesine, nonostante le innumerevoli quantità di formaggio ingurgitate, sono magre “ndà nu ccellitte” come direbbe la mi nonna), scarpe giganti (si ci sono due scarpe formato maxi per motivi a me sconosciuti), Carrefour ovunque. 
Vorrei aprire una parentesi sul Carrefour: è un qualcosa di meraviglioso. Ci sono cose che voi umani non potete immaginare, cibi assurdi di cui non sapevo neanche l’esistenza e soprattutto GUACAMOLE! Guacamole ovunque. Chiusa parentesi.
"Va bene, avendo girato tutto il quartiere non andrò a correre. Ma oggi ho mangiato il formaggioooooohmiodio devo fare qualcosa per eliminare il grasso superfluo."Fu così che, dopo aver imbracciato la mia baguette sotto l’ascella e aver messo i miei pain du chocolat per la colazione dentro la busta della spesa, andai in camera a fare due tre esercizi; giusto per sentirmi meno in colpa col mio fisico. Mezz’ora. Dunque meritata doccia (fredda).
Alle 18:00 si corre in centro da Filippo, si gira, si parla, si prova a parlare in francese (tre italiani che tentano di parlare francese tra di loro, mah bah) e poi arriva la mia solita proposta “ma una birra vi va?”. Fu così che Cecilia si sentì incredibilmente francese. La sensazione di sedere a Place Hoche, quella piccola piazza pittoresca contornata da tipiche case bretoni, in legno, con i fiori alle finestre; bere una birra, mangiare noccioline, quattro chiacchiere e una sigaretta, è una sensazione che ti fa entrare in sintonia con il resto del paese, o forse con il resto del mondo, non so. So solo che in quel momento mi sono sentita una cittadina di Rennes. É la bellissima sensazione di essere amichevole, la gentile energia di essere in sintonia con la lingua, il cibo, i modi di fare della città che ti ospita con tutta l’educazione di cui è capace. 
Rennes non è piccola, ma non è neanche una città gigante. La si gira facilmente ma la si assapora lentamente, a piccole dosi, per gustarla bene. Le Rue sono vive, ti chiamano. La luce è intrigante, le luci sono tipiche, basse, romantiche. I locali sono tanti e puoi avere tutto quello che vuoi."la prossima volta ristorante indiano?""Oui, c’est bon""Si per forza"( Indiano, giapponese, thailandese, senegalese, brasiliano, greco, turco, francese, creperie, ristoranti anni 60. )Soprattutto ho notato una cosa: puoi girare il mondo e andare in posti completamente diversi tra loro, puoi andarti ad ammanicare con paesi sconosciuti e nascosti alla vista di Dio, puoi andare nel paese più chiuso o retrogrado del mondo… Ma ogni tuo viaggio avrà una linea comune: il nome del ristorante cinese. Ci avete mai fatto caso? Ogni ristorante cinese si chiama allo stesso modo: Shangai, la grande muraglia, la grande muraglia cinese, la muraglia. I kebbbabbbari almeno sono più creativi: mi sono imbattuta in un “royal kebab” ( un attimo di silenzio per questo nome, prego ) (e comunque c’è un master kebab anche qui)(le maître kebaberie!)
Gli artisti di strada sono un’altra attrazione che mi stanno facendo innamorare di Rennes (specialmente della Rennes notturna). Ho visto un ragazzo con la fisarmonica, uno con la chitarra classica e un duo: lui con le pentole suonava una sottospecie di drum’n’bass e l’altro faceva il giocoliere con le clave infuocate. Dunque mentre cammini capita che ti senti in un film, con tanto di colonna sonora nata dalla passione e dalla bravura di questi artisti."Mi sento in un film di Woody Allen""Midnight in Rennes"
Bonne nuitCecil

GIORNOQUATTRO.

"Altri 5 minuti e mi alzo"
3 ore dopo: una mattinata buttata a dormire come un ghiro, manco fosse stagione di letarghi (o si?). 13:30 sveglia, 14:00 pranzo con Sonia. Pensiero fisso: alle 16:30 vado a correre!
Alle 15:00 giretto per il quartiere: quante cose ancora che non avevamo visto! Il Bronx riserva ogni giorno nuove sorprese. C’è un parco sportivo gigantesco, con un campo da basket, uno da calcio, attrezzi per fare gli esercizi (ora comprendo il motivo per cui le francesine, nonostante le innumerevoli quantità di formaggio ingurgitate, sono magre “ndà nu ccellitte” come direbbe la mi nonna), scarpe giganti (si ci sono due scarpe formato maxi per motivi a me sconosciuti), Carrefour ovunque. 

Vorrei aprire una parentesi sul Carrefour: è un qualcosa di meraviglioso. Ci sono cose che voi umani non potete immaginare, cibi assurdi di cui non sapevo neanche l’esistenza e soprattutto GUACAMOLE! Guacamole ovunque. Chiusa parentesi.

"Va bene, avendo girato tutto il quartiere non andrò a correre. Ma oggi ho mangiato il formaggioooooohmiodio devo fare qualcosa per eliminare il grasso superfluo."
Fu così che, dopo aver imbracciato la mia baguette sotto l’ascella e aver messo i miei pain du chocolat per la colazione dentro la busta della spesa, andai in camera a fare due tre esercizi; giusto per sentirmi meno in colpa col mio fisico. Mezz’ora. Dunque meritata doccia (fredda).

Alle 18:00 si corre in centro da Filippo, si gira, si parla, si prova a parlare in francese (tre italiani che tentano di parlare francese tra di loro, mah bah) e poi arriva la mia solita proposta “ma una birra vi va?”. Fu così che Cecilia si sentì incredibilmente francese. La sensazione di sedere a Place Hoche, quella piccola piazza pittoresca contornata da tipiche case bretoni, in legno, con i fiori alle finestre; bere una birra, mangiare noccioline, quattro chiacchiere e una sigaretta, è una sensazione che ti fa entrare in sintonia con il resto del paese, o forse con il resto del mondo, non so. So solo che in quel momento mi sono sentita una cittadina di Rennes. É la bellissima sensazione di essere amichevole, la gentile energia di essere in sintonia con la lingua, il cibo, i modi di fare della città che ti ospita con tutta l’educazione di cui è capace. 

Rennes non è piccola, ma non è neanche una città gigante. La si gira facilmente ma la si assapora lentamente, a piccole dosi, per gustarla bene. Le Rue sono vive, ti chiamano. La luce è intrigante, le luci sono tipiche, basse, romantiche. I locali sono tanti e puoi avere tutto quello che vuoi.
"la prossima volta ristorante indiano?"
"Oui, c’est bon"
"Si per forza"
( Indiano, giapponese, thailandese, senegalese, brasiliano, greco, turco, francese, creperie, ristoranti anni 60. )
Soprattutto ho notato una cosa: puoi girare il mondo e andare in posti completamente diversi tra loro, puoi andarti ad ammanicare con paesi sconosciuti e nascosti alla vista di Dio, puoi andare nel paese più chiuso o retrogrado del mondo… Ma ogni tuo viaggio avrà una linea comune: il nome del ristorante cinese. Ci avete mai fatto caso? Ogni ristorante cinese si chiama allo stesso modo: Shangai, la grande muraglia, la grande muraglia cinese, la muraglia. I kebbbabbbari almeno sono più creativi: mi sono imbattuta in un “royal kebab” ( un attimo di silenzio per questo nome, prego ) (e comunque c’è un master kebab anche qui)(le maître kebaberie!)

Gli artisti di strada sono un’altra attrazione che mi stanno facendo innamorare di Rennes (specialmente della Rennes notturna). Ho visto un ragazzo con la fisarmonica, uno con la chitarra classica e un duo: lui con le pentole suonava una sottospecie di drum’n’bass e l’altro faceva il giocoliere con le clave infuocate. Dunque mentre cammini capita che ti senti in un film, con tanto di colonna sonora nata dalla passione e dalla bravura di questi artisti.

"Mi sento in un film di Woody Allen"
"Midnight in Rennes"

Bonne nuit
Cecil

GIORNO3.
Ovviamente non ho resistito, l’eclair alla crema al caffè che mi ero comprata per la colazione lo sto mangiando adesso (Cecilia smettila di mangiare qualsiasi cosa che strabordi grasso) (molto buono devo dire). 
Stamattina nessuno mi ha levato la voglia di fare una passeggiata per il Bronx, che devo dire mi ha rivelato un suo bel lato. Appuntamento alla stazione Kennedy con Filippo e via, alla ricerca di qualcosa. C’è un parco, dietro quei palazzi, che si chiama Parc du Villejean. Abbiamo girato attorno, siamo entrati nei meandri dei parco giochi per les enfants, in mezzo alle scuole elementari, senza speranza. Apparvero poi una freccia, una casa completamente ricoperta da murales e un tunnel. E che si fa? Oltrepassiamo il tunnel (mi sono ritrovata in quei luoghi dell’orrore del clown di Perugia o nei film “diario di uno scandalo” e “Berlinguer ti voglio bene”). Avete presente Narnia? Che da un armadio ti ritrovi in un altro mondo? Riducete l’immaginario e avrete la mia reazione nel trovarmi davanti ad un parco ENORME dove non c’è nessun divieto che privi l’essere umano di “svegliare l’erba”. "Potresti andarci a correre!" C’EST FORMIDABLE! Ho trovato il posto perfetto. Un circuito in mezzo alla natura: in Francia pare abbiano molto a cuore l’attività fisica, i luoghi di ritrovo per i giovani, i posti dove potersi rilassare e leggere un libro. Il parco è costellato di strutture tra tavolini da ping pong, biliardino, panchine con tavolini, barbecue, giochi per i mocciosi, attrezzi sportivi e cavalli (si ci sono quei maledetti anche qui)(i cavalli sono cattivi). Dopo una piacevole tarda mattinata passata a parlare del più e del meno e a fumare tabacco marca “rasta”, ho potuto godere del mio primo pasto cucinato: abbiamo usato la nostra nuova padella! Ho fuso il cheddar OVUNQUE (formaggio arancione ti amo) (Cecilia smettila di mangiare tutte le riserve di formaggio della Francia).
Approcci con la prima serata universitaria: cena a casa altrui. Cous cous con verdure, tortillas con guacamole e altrasalsainutile, birre, birre, birre ovunque. Eravamo in 3, italiani. Ci siamo ritrovati in 7: 4 italiani e 3 francesi. Primo approccio con persone straniere: niente male. I discorsi si incrociavano tra lingue diverse, ragionavo in francese e rispondevo in inglese, ragionavo in inglese e rispondevo in italiano. Risultato: un gran mal di testa. Il fumo delle sigarette si intrecciava con le note di gruppi francesi sconosciuti che Najim metteva a ripetizione (the master of music!) una diversa dall’altra, una più bella dell’altra. Jasmine, adorabile, spiegava come funziona l’accademia e cercava di parlare qualche parola in italiano (“che cccàzzò!”, “mi ha fatto piacère conòscerti”), la ragazzachenonmiricordocomesichiama con uno slang da vera negra del ghetto francese (potete sentirvi importanti perché conoscete le vere negre del ghetto americano, ma le negre francesi sono un altro passo) si interessava alle nostre vite, domandava e rullava, domandava e rullava; Nathalie parlava parlava parlava a ripetizione in inglesefranceseitaliano con una padronanza di tutte e tre le lingue veramente spaventosa, quella ragazza è un androide (o poppa cocaina dalla mattina alla sera, non so). Sentivo la necessità di rispondere in francese e volevo farlo, ma ho avuto timore, vergogna forse. Continuando su questa linea, però, sentendo parlare solo francese, riuscirò a distruggere il muro di insicurezze che una lingua straniera può creare nell’uomo.
"Si ma come minchia siete tornate a casa da Rennes centro? Metro?""Eh. No. Beh, ci avevano detto che la metro sarebbe restata aperta tutta la notte. Ci avevano detto una cazzata""Allora autobus, almeno quelli passano sempre""si, linea viola 4. A metà strada ci siamo fermate e abbiamo preso un taxi. Si, una gran cazzata!"
(Il tassista aveva una voce molto particolare. Avevo il timore che si girasse per dirmi “cccccch Cecil, je suis tu pére ccccccch”. Ho avuto paura. Specialmente quando non avevo capito che la portiera era rotta e pensavo mi volesse stuprare perché non riuscivo ad aprirla. Ah, la gioventù piena di brutti pensieri.)
Vorrei un altro eclair, accidenti.
Cecil

GIORNO3.

Ovviamente non ho resistito, l’eclair alla crema al caffè che mi ero comprata per la colazione lo sto mangiando adesso (Cecilia smettila di mangiare qualsiasi cosa che strabordi grasso) (molto buono devo dire). 

Stamattina nessuno mi ha levato la voglia di fare una passeggiata per il Bronx, che devo dire mi ha rivelato un suo bel lato. Appuntamento alla stazione Kennedy con Filippo e via, alla ricerca di qualcosa. C’è un parco, dietro quei palazzi, che si chiama Parc du Villejean. Abbiamo girato attorno, siamo entrati nei meandri dei parco giochi per les enfants, in mezzo alle scuole elementari, senza speranza. Apparvero poi una freccia, una casa completamente ricoperta da murales e un tunnel. E che si fa? Oltrepassiamo il tunnel (mi sono ritrovata in quei luoghi dell’orrore del clown di Perugia o nei film “diario di uno scandalo” e “Berlinguer ti voglio bene”).
Avete presente Narnia? Che da un armadio ti ritrovi in un altro mondo? Riducete l’immaginario e avrete la mia reazione nel trovarmi davanti ad un parco ENORME dove non c’è nessun divieto che privi l’essere umano di “svegliare l’erba”. 

"Potresti andarci a correre!"
C’EST FORMIDABLE! 
Ho trovato il posto perfetto. Un circuito in mezzo alla natura: in Francia pare abbiano molto a cuore l’attività fisica, i luoghi di ritrovo per i giovani, i posti dove potersi rilassare e leggere un libro. Il parco è costellato di strutture tra tavolini da ping pong, biliardino, panchine con tavolini, barbecue, giochi per i mocciosi, attrezzi sportivi e cavalli (si ci sono quei maledetti anche qui)(i cavalli sono cattivi). Dopo una piacevole tarda mattinata passata a parlare del più e del meno e a fumare tabacco marca “rasta”, ho potuto godere del mio primo pasto cucinato: abbiamo usato la nostra nuova padella! Ho fuso il cheddar OVUNQUE (formaggio arancione ti amo) (Cecilia smettila di mangiare tutte le riserve di formaggio della Francia).

Approcci con la prima serata universitaria: cena a casa altrui. Cous cous con verdure, tortillas con guacamole e altrasalsainutile, birre, birre, birre ovunque. Eravamo in 3, italiani. Ci siamo ritrovati in 7: 4 italiani e 3 francesi. 
Primo approccio con persone straniere: niente male. I discorsi si incrociavano tra lingue diverse, ragionavo in francese e rispondevo in inglese, ragionavo in inglese e rispondevo in italiano. Risultato: un gran mal di testa. Il fumo delle sigarette si intrecciava con le note di gruppi francesi sconosciuti che Najim metteva a ripetizione (the master of music!) una diversa dall’altra, una più bella dell’altra. Jasmine, adorabile, spiegava come funziona l’accademia e cercava di parlare qualche parola in italiano (“che cccàzzò!”, “mi ha fatto piacère conòscerti”), la ragazzachenonmiricordocomesichiama con uno slang da vera negra del ghetto francese (potete sentirvi importanti perché conoscete le vere negre del ghetto americano, ma le negre francesi sono un altro passo) si interessava alle nostre vite, domandava e rullava, domandava e rullava; Nathalie parlava parlava parlava a ripetizione in inglesefranceseitaliano con una padronanza di tutte e tre le lingue veramente spaventosa, quella ragazza è un androide (o poppa cocaina dalla mattina alla sera, non so). Sentivo la necessità di rispondere in francese e volevo farlo, ma ho avuto timore, vergogna forse. Continuando su questa linea, però, sentendo parlare solo francese, riuscirò a distruggere il muro di insicurezze che una lingua straniera può creare nell’uomo.

"Si ma come minchia siete tornate a casa da Rennes centro? Metro?"
"Eh. No. Beh, ci avevano detto che la metro sarebbe restata aperta tutta la notte. Ci avevano detto una cazzata"
"Allora autobus, almeno quelli passano sempre"
"si, linea viola 4. A metà strada ci siamo fermate e abbiamo preso un taxi. Si, una gran cazzata!"

(Il tassista aveva una voce molto particolare. Avevo il timore che si girasse per dirmi “cccccch Cecil, je suis tu pére ccccccch”. Ho avuto paura. Specialmente quando non avevo capito che la portiera era rotta e pensavo mi volesse stuprare perché non riuscivo ad aprirla. Ah, la gioventù piena di brutti pensieri.)

Vorrei un altro eclair, accidenti.

Cecil